PERCHÈ CONSERVARE

Conservazione: l’importanza di guardare al futuro

Sempre più famiglie guardano al futuro e scelgono di conservare le cellule staminali del cordone ombelicale del proprio bambino. I vantaggi di poter disporre delle proprie cellule staminali in caso di necessità sono enormi: si evita la ricerca di un donatore e ogni rischio di rigetto o di infezione.

Le cellule staminali del cordone ombelicale, infatti, sono giovani, disponibili nell’immediato e possono essere utilizzate sia per trapianti autologhi, ovvero quando il richiedente è la stessa persona da cui sono state ricavate (con il 100% di probabilità di compatibilità), sia per trapianti allogenici intrafamiliari, quando cioè a ricevere le staminali cordonali è un membro della famiglia del donatore.

Per capire meglio l’importanza di questa scelta, basti pensare che il sangue del cordone ombelicale contiene abbastanza cellule da rendere possibile la ricostruzione del midollo. Inoltre, può essere congelato e trapiantato anche in una fase successiva senza perdere le sue capacità e può essere utilizzato anche per tutte quelle patologie per le quali oggi si sta già usando il midollo osseo. Il tutto a rischio a zero sia per la mamma che per il bambino visto che la raccolta del sangue cordonale è una procedura molto semplice, sicura e non invasiva.

Le cellule staminali presenti del sangue cordonale (emopoietiche) sono già utilizzate con successo per la cura di numerose malattie soprattutto del sangue ma non solo, in alternativa al trapianto di midollo osseo.

Il trapianto delle cellule staminali

È del 1980 la scoperta scientifica della presenza di cellule staminali nel sangue del cordone ombelicale mentre il primo trapianto risale al 1988 in Francia in un bambino con anemia di Fanconi e completamente guarito a seguito del trattamento.

Da allora, ne hanno usufruito oltre 30 mila pazienti nel mondo, trasformando il cordone ombelicale nella seconda fonte di prelievo di cellule staminali dopo il midollo osseo. Ad oggi sono stati raccolti nel mondo più di 610 mila campioni, conservati in oltre 100 banche pubbliche. A questi si aggiungono le unità di sangue conservate nelle banche private e destinate ad un utilizzo autologo/familiare. Presso SSCB – Swiss Stem Cell Bank di Lugano sono conservati circa 20 mila campioni di cellule staminali.

La ricerca fa passi da gigante

Grazie alle cellule staminali la medicina moderna offre già nuove speranze di vita ma la ricerca non si ferma compiendo passi da gigante, giorno dopo giorno. Circa 20 anni fa, il trapianto di cellule staminali emopoietiche era riservato solo a pazienti con leucemie acute mentre oggi è possibile curare oltre 80 malattie di natura ematologica, metabolica e immunitaria ma il futuro è ancora ricco di sorprese.

Sono diverse infatti le patologie per le quali sono in corso studi clinici che riguardano l’impiego di cellule staminali emopoietiche e mesenchimali. Si va dalle malattie neurologiche, come l’autismo e lesioni spinali, a quelle auto immuni, come mordo di Crohn, sclerosi multipla e artrite reumatoide. Ma ci sono anche le malattie cardiovascolari, ereditarie (come l’HIV) e ortopediche.

A tenere il conto di tutti i Clinical trial approvati e in corso negli Stati Uniti e in numerosi altri Paesi del mondo, ci pensa il registro ClinicalTrials.gov dove è possibile farsi una vera e propria cultura sull’apporto che le staminali daranno alla medicina migliorando la vita di ognuno di noi.

Nel tessuto cordonale il futuro nella medicina rigenerativa

A riparare organi o tessuti danneggiati da malattie ci pensano le cellule staminali mesenchimali presenti nel tessuto del cordone ombelicale. Queste cellule, infatti, grazie alla loro grande capacità differenziativa, sono particolarmente promettenti nel campo della medicina rigenerativa. In particolare, studi in corso stanno mettendo alla prova queste cellule in lesioni osteocartilaginee e lesioni cranio-facciali dovute a traumi, malattie congenite o tumori. E non solo. Queste cellule sono particolarmente interessanti anche come possibile strumento per il trattamento di patologie autoimmuni come diabete mellito di tipo 1, sclerosi multipla e artrite reumatoide. La medicina rigenerativa è oggi all’inizio del suo percorso ma le attese nel futuro sono grandissime.